PATTO DI FILIERA

E' stato promosso, nel 2011, da FILAT e dai suoi soggetti componenti la compagine sociale (COOPERLATTE, APLTG, ATPZ e CENTRALE DEL LATTE DI FIRENZE) un patto per la valorizzazione del latte bovino Toscano, per una filiera efficiente, consapevole e parte integrante della qualità Toscana.

Il Patto è stato sottoscritto dagli allevamenti conferenti e sostenuto dalla Regione Toscana, dal Sistema Camerale, dalle Organizzazioni Professionali del mondo agricolo e del mondo industriale, dalle Organizzazioni della Rete Distributiìva e dalle Aziende di Raccolta della materia prima.   


 

PATTO DI FILIERA

 Per la valorizzazione del Latte Bovino Toscano

 Per una filiera efficiente, consapevole, parte integrante della qualità toscana

 Aprile 2011 

 

 

SOMMARIO

 

Premessa

 

Parte Prima                Per un nuovo Patto di Filiera: motivazioni e obiettivi

Parte Seconda            Promotori, Sottoscrittori, Sostenitori

Parte Terza                Durata, Scopi, Obiettivi

Parte Quarta              Accordi Volontari, Dichiarazioni a Verbale, Dichiarazioni di Sostegno 

 

Il presente documento rappresenta la sintesi di un lungo e proficuo confronto, sviluppatosi negli ultimi mesi fra le organizzazioni presenti nella compagine sociale della FILAT e all’interno delle organizzazioni stesse.

Il confronto ha prodotto da un lato il consolidamento di una linea politica ed economica condivisa e, dall’altro lato, la redazione di diversi atti e documenti singolarmente approvati, in momenti diversi, dagli organi amministrativi di ogni organizzazione.

La linea politica ed economica può così essere riassunta:

la salvaguardia e lo sviluppo della zootecnia toscana legata alla produzione ed alla trasformazione di latte bovino; ciò rappresenta parte importante della qualità toscana, dell’economia, dell’ambiente, del paesaggio della Regione Toscana e del suo presidio territoriale.

Pertanto, un progetto mirante alla valorizzazione ed alla affermazione del latte toscano, compreso le sue particolarità, può rappresentare un contributo notevole al mantenimento di una tradizione agricola e, al tempo stesso, di un sistema economico diffuso, ma può anche stimolare innovazione e investimenti.

I progetti sono già in cantiere e nell’arco dell’anno in corso troveranno applicazione; in tal senso dunque il Patto di Filiera intende rappresentare per gli altri attori a cui si rivolge, una proposta di sostegno, di arricchimento, di condivisione di una scelta che, al contrario di quanto può apparire, è in realtà tutt’altro che banale.

Si tratta di una sfida tutta da vincere, una sfida che è possibile vincere se un insieme di forze decidono di farla propria.

I promotori, comunque, si sentono già impegnati in tale direzione, perché sanno che senza una azione precisa, senza progetti mirati, la filiera intera rischia la sua stessa sopravvivenza o almeno di perdere le proprie peculiari caratteristiche.

Non partiamo da zero, anzi la filiera oggi esiste ed assolve diversi compiti: gli atti fondamentali che già annoveriamo nel nostro bagaglio, possono così essere riassunti:

1)   Il 14 gennaio 2004 è stata costituita la “Società Consortile Filiera Latte a r.l.” denominata per brevità “FILAT”.

Con tale atto i soci firmatari, Centrale del Latte e le tre Cooperative che raggruppano gli allevamenti conferenti, Granducato – Cooperlatte – ATPZ, si proponevano di svolgere una concreta azione di coordinamento dei servizi di raccolta, trasporto e tracciabilità della materia prima ma, soprattutto, di promuovere l’immagine del prodotto attraverso iniziative e progetti per la aggregazione e la valorizzazione della filiera.

La FILAT ha svolto negli anni il compito assegnato, è oggi pronta a contribuire ad un ulteriore salto di qualità, quale il presente documento intende rappresentare.

2)   Il  6 giugno  2008 si  è proceduto fra Centrale e Cooperative di riferimento, al rinnovo dei contratti di somministrazione.

I nuovi contratti hanno ribadito i punti fondamentali già presenti nei rinnovi precedenti, ma hanno introdotto ulteriore accentuazione nella forza della relazione corrente nella filiera: in tal senso ci limitiamo a citare la maggiore durata impressa ai contratti stessi, ben più ampia di quella tradizionalmente prevista e collocata dunque al 31 dicembre 2015.

3)   Il  Consiglio  di  Amministrazione  della  Centrale,  in  stretto  rapporto  con  gli  azionisti,  il  20 settembre 2010 in prima battuta, il 6 dicembre 2010 in modo definitivo, ha delineato con straordinaria precisione il nuovo percorso strategico dell’Azienda, la volontà di accentuare il carattere regionale dell’Azienda stessa, ha varato progetti miranti alla valorizzazione della materia prima  toscana:  il  1°  febbraio  2011  ha  provveduto  a  licenziare  il  nuovo  latte  del Mugello, diverso nell’immagine e con una qualità nutrizionale superiore, decidendo altresì che con il mese di giugno 2011 tutta la produzione di latte fresco di alta qualità destinata al retail si presenterà al pubblico con la dicitura: “100% Toscano”.

Una sfida complessa, a cui le Cooperative hanno contribuito e risposto in modo adeguato, con atti e indirizzi strategici concreti.

Il presente nuovo Patto intende sostenere con continuità e costanza negli anni, questi e gli altri progetti che via via saranno messi a punto.

Il documento fa  propria  la Premessa e si articola in quattro parti, sintetiche e puntuali, così riassumibili:

-     La  prima  parte  rappresenterà  la  sintesi  della  strada  intrapresa,  chiarendo  dunque  le motivazioni che sostengono la scelta strategica e gli obiettivi a cui si intende mirare.

Essa, oltre che ribadire le intenzioni dei promotori, intende racchiudere la proposta di collaborazione  e  di  adesione  verso  i  livelli  istituzionali,  il  mondo  agricolo,  la  rete distributiva.

-     La  seconda  parte  indica  i  promotori  del  Patto,  i  soggetti  a  cui  il  Patto  si  rivolge, distinguendo fra coloro che saranno invitati a sottoscriverlo ed a sottoscrivere conseguentemente uno o più Accordi Volontari e coloro che invece sono invitati, a diverso titolo e con diverso atto, a sostenere il Patto e collaborare al raggiungimento dei suoi obiettivi.

-     La terza parte, in modo più tecnico ed analitico, enuncia la durata, gli scopi e gli obiettivi del Patto, affrontando anche la qualità e la quantità delle produzioni.

-    La quarta parte conterrà l’elenco degli Accordi Volontari e delle Adesioni che si auspicano raccogliere.

Ormai da tempo, qualcosa è cambiato.

Il mercato si è trasformato in modo rilevante; la crisi economica iniziata nel 2008 ha accentuato e velocizzato fenomeni e tendenze che si sarebbero presentati con tempi più moderati, ma che comunque si sarebbero presentati.

Per quanto riguarda il nostro settore, è aumentata la competizione con la scelta della GDO di “produrre” latte fresco a proprio marchio, applicando prezzi al consumo più bassi di oltre 25 punti rispetto alle medie precedenti; ciò ha consentito alla GDO di perseguire contemporaneamente più obiettivi:   entrare pesantemente nel gioco della formazione del prezzo della materia prima, limitando dunque la possibilità di turbolenze tanto forti quanto quelle registrate nel settembre‐ ottobre del 2007; fidelizzare ulteriormente la propria clientela; innescare – di fatto – un processo di selezione dei marchi industriali presenti sul mercato elevando il livello della competizione.

Quindi, la GDO richiede chiarezza al mercato su ogni singolo prodotto ed ha bisogno di annoverare nel proprio scaffale tre tipologie: il proprio marchio, il leader nazionale, il leader regionale.

Ma anche il consumatore ha preteso e pretende dal mercato un cambiamento.

Certo, è una pretesa meno chiara di quella avanzata da parte di coloro che del mercato sono attori organizzati, ma essa esiste: in certi momenti più accentuata, quasi drammatizzata, in altri più soft, un po’ ondivaga, un po’ soggetta a speculazioni. Ma  in cosa consiste e da cosa è sospinta questa richiesta di cambiamento? In sintesi dalla ricerca di sicurezza e salubrità del prodotto, di rispetto per l’ambiente e per le risorse del territorio, di rispetto per il lavoro e i suoi diritti; è una spinta che si muove sull’onda degli scandali alimentari, dei disastri naturali, delle posizioni politiche che evidenziano i limiti di una globalizzazione non gestita.

Il prodotto locale riesce spesso a trasmettere questo insieme di sensazioni e di aspettative e, a seconda del prodotto, si punta alla scala nazionale, regionale, zonale. E sulla base di ciò e di quella qualità, vi è disponibilità a rapportare il prezzo di acquisto, disponibilità tanto più marcata quanto più si allenterà la morsa della crisi.

Insomma, qualcosa è cambiato e dunque anche noi dobbiamo porci il problema di introdurre un qualche cambiamento nella impostazione strategica dei nostri prodotti anche per renderli più aggiornati rispetto alle nuove tendenze espresse dal mercato.

Nel momento in cui la compagine sociale della Centrale si è trasformata, accentuando proprio la caratteristica regionale della stessa, occorre dunque spostare il baricentro della nostra azione sul prodotto locale.

Se il mercato, in vario modo, spinge verso una distintività delle produzioni, risulterebbe incomprensibile che una azienda e una filiera come la nostra che nel suo dna possiede tale distintività non rispondesse. Certo, è sempre difficile introdurre cambiamenti perché il mercato nella sua complessità non offre  mai una lettura semplice e univoca e le incognite sono sempre superiori alle certezze: del resto con ciò bisogna saper convivere ed assumersi l’onere di interpretare e di scegliere, possibilmente nei tempi giusti.

In sintesi affermiamo che la distintività, una volta raggiunta, renderà possibile dare vita a politiche diverse ed a contenuti per una nuova e più incisiva comunicazione a vantaggio della Mukki e di un futuro certo per la filiera e per il territorio.

Per distintività abbiamo sempre inteso il fatto di poter proporre al mercato il latte fresco   alta qualità proveniente per il 100% da allevamenti toscani, andando incontro ad una aspettativa – per i motivi detti – degli stessi consumatori toscani.

Dunque la convinzione “interna alla filiera”, verso questa nuova strategia, esiste.

E’ appena il caso di ricordare però, tanto ovvio è il punto, che il progetto deve necessariamente annoverare la convinzione delle organizzazioni professionali ed economiche dei produttori toscani e della rappresentanza industriale, convinzione che dovrà trovare piena soddisfazione con il sostegno al presente Patto di Filiera,   e l’altrettanto precisa convinzione ed incoraggiamento da parte della Regione Toscana e degli altri livelli istituzionali coinvolti a vario titolo.

In   sintesi,   deve   accendersi  estesa   consapevolezza   che   un   progetto  di   questo   tipo   può rappresentare crescita economica concreta: per una volta e finalmente, soprattutto nel mezzo di questa crisi, non si parla di salvaguardia di un pezzo del tessuto economico e sociale, ma si ipotizza stabilità e dunque sviluppo. Un nuovo prodotto che nasce, gradualmente si afferma, che stringe intorno a se interessi diversi ma con un unico obiettivo, crea ricchezza diffusa, investimenti e crescita delle diverse produzioni, certezza occupazionale ed imprenditoriale. Un nuovo prodotto che si inserisce armoniosamente nella più complessiva qualità toscana, nella salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio toscano, nella tradizione e nella innovazione toscana.

Nella progettazione, un corno fondamentale del problema è rappresentato dalla disponibilità della materia prima toscana. La quantità e qualità del latte assicurato oggi dalle cooperative con cui l’Azienda  ha  sottoscritto  il  Contratto  di  Conferimento,  la  riteniamo  certa;  il  progetto  stesso spingerà non solo ad un nuovo entusiasmo e dunque al mantenimento delle aziende agricole, ma produrrà una spinta verso l’incremento della produzione e della qualità.

Riassumendo, una prima selezione dei punti di forza della “scelta toscana”, può così essere rappresentata:

‐     Una idea forza su cui appassionare e riaggregare tutta la filiera, la Centrale del Latte nel suo complesso, valorizzare il prodotto e rafforzare il conto economico di ogni azienda della filiera.

‐     Una idea forza accolta positivamente dai toscani e dalla rete distributiva.

‐     La possibilità di sviluppare intorno a questa idea forza un insieme di politiche territoriali, economiche e di comunicazione che produrranno   un rafforzamento dell’immagine della filiera e della sua capacità di penetrazione nel mercato regionale.

‐     La possibilità di sbocchi commerciali più ampi per avviare esperienze di carattere extra ‐ regionale: esiste infatti una forza intrinseca nel termine “toscana”.

 

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Proponiamo una sintetica esplicitazione dei progetti che, a partire dal 2011, puntano alla valorizzazione della materia prima toscana.

Il primo passo è il progetto relativo al rilancio del latte del Mugello.

Il 1° febbraio 2011, ha visto la luce nei punti vendita il nuovo MUGELLO, nuovo nell’immagine, nei contenuti, nella politica di marketing e nella considerazione per gli allevatori e per il territorio.

Nel mese di aprile si concretizzerà la “VIA DEL LATTE”, ovvero sarà fisicamente tracciato il percorso che identificherà luoghi di produzione e valori culturali e artistici del territorio Mugellano.

Nel mese di giugno intendiamo imprimere alla qualità del prodotto un ulteriore miglioramento.

Il Progetto è sostenuto da un ingente investimento in termini di comunicazione e di prioritario coinvolgimento del territorio di riferimento.

Il secondo passo, ancora più strutturale, è rappresentato dal lancio del latte intero Alta Qualità

Toscano al 100%. E’ prevista la presenza nei punti vendita con il mese di giugno 2011. Alla base di tutto ciò vi è la sottoscrizione del presente Patto.

Il coinvolgimento della Regione Toscana in qualità di sostenitore degli allevamenti toscani, ovvero per  il  miglioramento  qualitativo  e l’incremento  quantitativo  della  produzione,  è  questione auspicata dai promotori.

La materia prima Toscana dovrà essere necessaria e sufficiente. 

Si  aprirà, dunque,  la  possibilità  di  coinvolgere  gli  allevamenti  che oggi  non  conferiscono  alla Centrale, sviluppando al contempo la crescita produttiva delle stalle conferenti.

Questi dunque i progetti che rappresentano l’ossatura di fondo della reazione che intendiamo mettere in campo, un passaggio storico che vogliamo per la nostra filiera; un passaggio di grande coerenza con la mission e con la compagine sociale che annoveriamo, l’affermazione di Aziende Toscane, che operano in Toscana e che vivono con la Toscana un rapporto stretto e armonioso.

 

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Gli obiettivi qualitativi

La crescita qualitativa è determinante al fine di marcare la distintività del prodotto Toscano e al fine di incoraggiare il consumatore. Questo dunque è un nostro preciso obiettivo.

1)  Il benessere degli animali.

La nostra filiera del latte ritiene il benessere animale un elemento di particolare rilievo e intende promuovere ogni iniziativa volta al suo miglioramento negli allevamenti conferenti.

A tal fine verrà posta particolare attenzione all’ambiente di allevamento, ritenuto uno degli aspetti di maggiore rilevanza per il benessere degli animali. 

E’ infatti la cura degli animali, la loro alimentazione, l’attenzione particolare agli aspetti sanitari, il sistema di mungitura e le caratteristiche intrinseche organolettiche del latte prodotto che costituiscono il fondamento del presente patto.

E’ nostro interesse puntare verso il costante miglioramento del sistema di allevamento, sia per quanto attiene la permanenza in stalla degli animali che per quanto attiene gli aspetti funzionali motori all’aperto e pascolivi, la disposizione delle aree dedicate al riposo, all’alimentazione e alla gestione dei reflui di allevamento in funzione delle varie pavimentazioni presenti; particolare attenzione è rivolta all’alimentazione degli animali, intesa sia come somministrazione di alimenti che di acqua di bevanda, oltre al mantenimento delle temperature più confacenti alle caratteristiche degli animali, ai quali vengono garantite condizioni igieniche ottimali, che vengono ad essere salvaguardati da fattori di possibili contaminazioni esterne.

Verrà attivata una collaborazione con Enti specialistici al fine di effettuare una valutazione del benessere animale negli allevamenti conferenti e successivamente verranno attuate le misure ritenute necessarie al fine di individuare uno standard condiviso.

 

2)  La qualità del prodotto

E’ obiettivo dei sottoscrittori giungere a parametri qualitativi migliorativi rispetto a quelli previsti dai limiti di legge, con riferimenti al contenuto in grasso, proteine, lattosio, alla carica batterica ed alle cellule somatiche, la presenza di sostanze indesiderate, le caratteristiche chimico‐fisiche.

Al fine di monitorare costantemente le caratteristiche del latte alla stalla, è istituito apposito server con accesso controllato che consente alla stalla produttrice di verificare i risultati analitici in tempo reale, potendo così attuare immediati interventi correttivi qualora necessari attraverso i servizi di assistenza tecnica specialistica di cui si avvalgono.

Tutte le operazioni indicate sono annotate su appositi sistemi a disposizione del Comitato Tecnico di Filiera, e, periodicamente, con frequenza definita dallo stesso Comitato, tale organo effettuerà un sopralluogo presso ciascun allevamento al fine di verificare il rispetto degli impegni assunti con il Patto di Filiera

 

PARTESECONDA 

 

Promotori

I promotori e primi firmatari del Patto di Filiera sono:

A)  La FILAT

B)  I singoli componenti la compagine sociale della FILAT, quale conferma dell’impegno assunto collegialmente ma anche a livello di ogni singola organizzazione.

  

Sottoscrittori

Gli allevamenti conferenti.

  

Sostenitori

A)  La Regione Toscana, il Sistema Camerale

B)  Le organizzazioni professionali del mondo agricolo e del mondo industriale

C)  Le organizzazioni della rete distributiva.

D)  Le Aziende della raccolta della materia prima.
 

Durata

Il presente Patto di Filiera mantiene validità fino al 31 dicembre 2015.

In tal senso, i Promotori ed i Sottoscrittori sono impegnati al rispetto di quanto previsto nel Patto e nei suoi allegati, ritenendolo inoltre parte integrante dei Contratti di Conferimento e un valore da considerare nella sua unitarietà.

Non è previsto pertanto, in assenza di ragioni di forza maggiore, il recesso da parte di un singolo promotore.

In modo collegiale ed unanime, il Patto può essere prorogato o può essere dichiarata la cessazione anticipata; in questo ultimo caso, i Promotori ed i Sottoscrittori dovranno assolvere singolarmente agli eventuali impegni ed obblighi derivanti dalla sottoscrizione iniziale e dalla attività svolta nel periodo di vigenza del Patto.

 

Gli scopi

Gli  scopi  del  Patto,  in  termini  generali,  sono  ampliamente  evidenziati  nella  Parte  Prima  del presente documento, là dove si evidenziano le motivazioni che hanno spinto verso la redazione del patto stesso.

In termini più tecnici, essi possono così essere riassunti:

1)  Sviluppare nel consumatore toscano una maggiore sensibilità e conoscenza verso la filiera toscana del latte bovino e verso i suoi prodotti;

2)   Rafforzare  la  filiera  del  latte  bovino  in  Toscana,  in  termini  quantitativi  e  qualitativi, individuando anche criteri per la giusta remunerazione di ogni componente della filiera;

3)   Rafforzare il rapporto fra la filiera del latte bovino e i livelli istituzionali, economici e sociali della Regione Toscana;

4)   Innalzare il livello di sicurezza e di qualità dei prodotti lattiero‐caseari regionali, diffondendo anche fra i consumatori informazioni di carattere alimentare e scientifico, individuando nuovi ed ulteriori elementi qualitativi e nutrizionali utili alla valorizzazione delle produzioni agricole regionali;

5)   Coerentemente con  quanto  indicato  nei  punti  precedenti,  mettere  a  punto  progetti  per elevare la qualità e la sicurezza di ogni fase del processo produttivo e di trasformazione, progetti che potranno incidere anche sull’organizzazione degli allevamenti, miranti ad incrementare il livello del benessere e della sicurezza per gli addetti, incrementare il livello del benessere degli animali, incrementare la qualità e il decoro del paesaggio rurale e agreste e delle produzioni agricole.

 

Gli obiettivi

Nei cinque anni di prima validità del presente Patto, oltre quelli già enunciati nelle motivazioni e negli scopi, sono individuati questi primi impegnativi obiettivi:

1)  Incrementare di almeno il 30% la produzione alla stalla del latte bovino di Alta qualità, sviluppando in tal senso specifici progetti.

2)   Migliorare la composizione nutrizionale del latte bovino di Alta Qualità, per ottenere una produzione significativamente superiore ai minimi previsti per legge, sviluppando in tal senso specifici progetti, individuando anche le relative remunerazioni e gli obiettivi da raggiungere.

3)   Favorire negli allevamenti gli investimenti strutturali e il passaggio generazionale; favorire forme di gestione associata od aggregata degli allevamenti.

4)   Favorire la crescita professionale e tecnica nei soggetti chiamati alla gestione delle diverse fasi della produzione e della trasformazione della materia prima, attraverso specifici progetti formativi. Cura ed attenzione degli autocontrolli aziendali per garantire elevati standard di sicurezza.

5)   Favorire una maggiore integrazione del consumatore con le diverse componenti della filiera. 

 

 allegati

1)   Accordo sottoscritto da ogni singolo allevamento per la crescita qualitativa del prodotto.

2)   Accordo sottoscritto da ogni singolo allevamento per accettazione specifica di tutti gli impegni previsti dal Patto e nei Contratti di Conferimento.

3)   Accordo integrativo sottoscritto fra i promotori per la valorizzazione della qualità della materia prima e per la identificazione dei criteri per la giusta remunerazione.

4)   Dichiarazione  di  sostegno  al  Patto  da  parte  delle  Organizzazioni  Professionali  del  mondo agricolo e del mondo industriale.

5)   Dichiarazione di sostegno da parte dei livelli istituzionali.

6)   Dichiarazione di sostegno da parte del Sistema Camerale.

7)   Dichiarazione a verbale da parte della GDO di riconoscimento del Patto di Filiera e impegno alla valorizzazione del prodotto.